L’ Impresa

Disclaimer

Tutte le situazioni, descritte nei casi studio riportati, fanno riferimento a rapporti reali con Clienti.
Nel rispetto della privacy dei Clienti, si è tuttavia provveduto ad effettuare delle variazioni; nello specifico a nomi e importi.
Le variazioni adottate non hanno però modificato i contenuti ed il carattere esemplificativo delle situazioni riportate.

Qualsiasi informazioni relativa ai prodotti di investimento menzionati nella parte “Soluzioni” dei casi studio, non va in nessun modo considerata sollecitazione al pubblico risparmio, ne tanto meno un raccomandazione personalizzata di investimento.
Pertanto il titolare del sito non si assume alcuna responsabilità sull’utilizzo, da parte degli utenti del sito, dei prodotti di investimento eventualmente menzionati.

Situazione iniziale

Anagrafica
Impresa del settore ellettrotecnico: impianti industriali e per aziende.
Natura giuridica: Srl.
Dipendenti: 9.

Dipendenti
I dipendenti dell’azienda sono 9, sono tutti assunti a tempo indeterminato con una anzianità di assunzione che va dai 18 a i 5 anni. L’azienda si avvale anche di consulenze tecniche esterne. Gli stipendi mensili pagati ai dipendenti variano dai 1900.00 euro ai 1450.00 euro. Ogni anno l’azienda accantona ai fini del TFR circa 15.000,00.

Esigenze ed obiettivi del Cliente Impresa

I due soci della Srl sentono come esigenza primaria quella della ottimizzazione del TFR accantonato e in via di accantonamento.

Il trattamento di fine rapporto è disciplinato dall’articolo 2120 del codice civile.
Dal punto di vista del lavoratore, esso rappresenta un accantonamento annuale di circa uno stipendio mensile, che il datore di lavoro, in questo caso l’impresa, deve fare a suo favore. Questo accantonamento va a costituire nel tempo il trattamento di fine rapporto. Rispettando alcune semplici regole, il lavoratore può richiedere un anticipo del TFR al proprio datore di lavoro.

Dal punto di vista dell’impresa, il TFR rappresenta un accantonamento annuale di una mensilità di stipendio, da effettuare per ogni dipendente. Inoltre l’azienda deve garantire, secondo quanto previsto dalla legge, una remunerazione annua di tale TFR, ed al tempo stesso essere in grado di garantire la disponibilità del TFR, in caso di dimissioni del lavoratore, licenziamento o richiesta dell’anticipo sul TFR.

In passato il TFR delle aziende veniva investito nelle Polizze di Ramo 1 (gestione separate). Negli ultimi anni però le compagnie assicurative, con lo scopo di non incidere eccessivamente sulle possibilità di performances delle stesse, hanno inserito delle commissioni di ingresso e di uscita a questi prodotti, rendendoli pertanto poco utilizzabili per l’investimento del TFR di una azienda.

In realtà esaminando, in un periodo sufficientemente lungo (almeno 5 anni) le modalità con cui si è formato il TFR della azienda e i tempi e le quantità con cui successivamente il TFR è stato utilizzato a favore dei dipendenti, è possibile effettuare delle stime sui tempi e sui modi di utilizzo futuro dello stesso. Tutto ciò è utile, perchè consente all’impresa di considerare il TFR come un capitale accantonato, divisibile in 2 o 3 parti, con tempi di utilizzo differenti.

Nel caso della azienda in questione, trattandosi di un TFR accantonato di valore complessivamente importante, con l’impresa Cliente, si sono individuate 3 parti distinte.
La prima, corrispondente al 30% del totale, è quella che deve sempre avere un tempo di utilizzo quasi immediato, al fine di consentire all’impresa di far fronte ad ogni situazione riguardante il TFR senza incorrere in ritardi o penalizzazioni per l’impresa e per il dipendente.
La seconda, corrispondente al 50% del totale, è quella parte che , secondo l’esame storico dell’utilizzo del TFR, si è stimato e si è voluto stimare potrebbe essere utilizzato entro i 5 anni.
La terza, corrispondente al 20% del totale, è quella parte che, l’azienda assolutamente stima di non dover utilizzare nei prossimi 5 anni.

Soluzioni

Nella ricerca delle soluzioni si è condiviso con l’azienda cliente, che i differenti tempi di utilizzo, non dovevano necessariamente rappresentare una possibilità di investimento in asset rischiosi.
Si è inoltre condiviso che le caratteristiche trasversali ad ogni tipologia di investimento dovevano essere: bassa volatilità, immediata liquidabilità, costi annui contenuti e nessun costo di performances.

  1. Prima PARTE
    Il 30% del TFR accantonato viene investito in Conti deposito a vista, a seconda della offerta del canale bancario. Una parte di questo 30% viene investito in fondi a ritorno assoluto, con deviazione standard a 3 anni inferiore allo 0,5.
  2. Seconda PARTE
    Il 50% del TFR accantonato viene investito in un mix di prodotti del risparmio gestito. Fondi obbligazionari diversificati con duration breve (entro i 36 mesi) e fondi bilanciati prudenti con una vocazione molto conservativa. L’intento è quello di realizzare, per questa parte di TFR, un portafoglio con bassa volatilità e obiettivo di rendimento annaulizzato sui 5 anni non inferiore al 3%. Tutti i fondi utilizzati sono denominati in euro.
  3. Terza PARTE
    Il rimanente 20% del TFR accantonato viene investito in un portafoglio composto da fondi comuni bilanciati prudente e bilanciati moderati. Anche in questo caso tutti i fondi sono denominati in euro.

Ad ogni ricorrenza annuale, il nuovo accantonamento del TFR viene investito rispettando le percentuali e la divisioni in parti.
Tutti i prodotti utilizzati sono caratterizzati da bassi costi di gestione correnti e nessuna penale di rimborso.

Informazioni ulteriori

Solo a titolo informativo, e quindi senza voler rappresentare alcun tipo di raccomandazione all’investimento, si elencano alcune delle società prodotto utilizzate nel “Caso studio” sopra riportato.

Anima Sgr
Candriam Investors Group
Carmignac
Invesco Funds
M&G Investments